lunedì 4 aprile 2011

Nuovamente in viaggio


Ed eccomi di nuovo in viaggio.
Sveglia alle tre del mattino (è stata dura!) doccia e saluti. Mi dispiace lasciare la mia amica Elsie e la sua mamma che tutte le mattine mi raccontava qualche storia, aneddoto della sua vita. Credo che un solo anno della sua  vita, il più noioso,  sia molto più pieno di tutta la mia. 
Venezuelana, sposata con un italiano, in vita sua ha viaggiato tantissimo,  sostiene che il suo primo viaggio sia avvenuto all’età di 3 mesi in una gerla portata a spalla per essere battezzata al primo paese (Visto che era nata in un paesino sperduto sul paramo) e da quel giorno non si sia più fermata.
Il suo papà nonostante i tempi era incredibilmente moderno e la mandò a studiare ragazzina in Giamaica dove sostiene di avere conosciuto anche Bob Marley.
Conosce l’America latina decisamente meglio di me.. ma anche l’europa , l’Italia ….. insomma è un pozzo di esperienze, si muove per il mondo come una zingara (peggio di me),  lascia detto ai figli che parte e ricompare dopo mesi … alle volte, come mi hanno confermato in un caso i figli,  è partita con un biglietto di ritorno previsto per tre mesi ed è ritornata a casa 5 anni dopo soggiornando un po’ ovunque, mica male per una donna che ha ora 72 anni!!
Comunque nonostante mi avessero invitato a restare e anche ieri sera mi facessero venire dubbi circa la mia partenza,  alle 4.00, puntuale,  sono salito sul mio taxi con destinazione Cucuta.



Il mio tassista è un ragazzo giovane, sa che sono straniero e non “dovrei” parlare spagnolo e quindi si è attrezzato con musica e autoradio. 
Penso di essere diventato “malato”,  non mi riesce di non attaccare bottone con chiunque, e comincio a parlare con lui un po’ di tutto …. Rassegnato, spegne l’autoradio e mi racconta quello che fa, la situazione, piccole storie e notizie.
Nei patti mi dovrebbe fare attraversare la frontiera e portarmi all’aeroporto di Cucuta,  già in Colombia,  ma sono vigile nonostante una innata simpatia, mi hanno avvisato che potrebbe tentare di ridurre il servizio lasciandomi, che so, vicino alla frontiera evitando  di attraversare il confine.
Mi sembra un ragazzo a posto, mi racconta della sua famiglia dei suoi bambini, alla guida un po’ spericolato ma mi pare attento tranne una inchiodata improvvisa, non aveva visto quello che si chiama qui “poliziotto sdraiato” (policia acostado), praticamente un dosso per rallentare la velocità, e nonostante l’inchiodata e lo stridio di gomme tocchiamo con il sotto della macchina ma per fortuna senza danni.
Improvvisamente in una zona isolata corre fuori dal veicolo prendendo con se le chiavi; ho un attimo di stupore ma vedendo che salta un canale con in mano quello che mi sembra un rotolo di carta igienica mi tranquillizzo, anche se non troppo.
Sono in mezzo al nulla, il mio autista chissà dove senza le chiavi dell’auto;
un imboscata?
Al solo pensarlo mi viene da ridere … MA DAIIIIIII….. mi risiedo comodamente al mio posto e attendo il ritorno del mio colitico autista.
Il viaggio è abbastanza confortevole anche se la strada sale e scende e in alcuni punti  è franata o pare un colabrodo per il passaggio di numerosi automezzi pesanti.
Arrivati a S.Antonio, proprio nei pressi del confine,  si sente ancora male e ci fermiamo in un locale. Ora comincia ad essere in difficoltà,  capisco che non è un servizio che fa di frequente e non sa bene come muoversi, in più non sta tanto bene e comincio a pensare che tenterà di “tirarmi il pacco”.
Ferma qualche collega e chiede informazioni, scoprendo che abbiamo sbagliato strada e dobbiamo tornare indietro per mettere il timbro di uscita al Venezuela al mio passaporto. Il tassista che ci da informazioni spiega che fare ma il mio autista è un po’ confuso e a questo punto decidono di scambiarsi il cliente.
Non c’è problema! Scarico la mia roba e la carico nell’altro taxi mentre gli autisti si scambiano il numero di cellulare (il mio vuole essere sicuro che mi porti all’aeroporto, rientrando in città i miei amici potrebbero cercarlo).
Mi pare che anche il nuovo autista (un signore anziano) sia affidabile e anzi mi da consigli circa quello che devo dire in dogana per accelerare i tempi; raggiungiamo la frontiera, faccio il timbro di uscita, pago 79 bolivares (poco + di 15 euro di tasse) e sul taxi entro trionfante in Colombia.
Niente da dire, è un paese diverso e anche l’autista si conforma accendendo la radio che ad alto volume trasmette musica locale.
Mi porta all’immigrazione colombiana dove, molto efficienti,  sbrigano in un attimo le pratiche e vengo portato all’aeroporto dove ora sto scrivendo sfruttando il wi-fi del bar.
Sarò di parte ma mi sembra tutto decisamente meglio, forse un po’ troppo rumorosa rispetto il Venezuela ma, la cortesia della gente (nonostante il venezuelano tipo è 10 volte più cortese di un Italiano) è incredibile, tutti ti accolgono con sorrisi calorosi e sono disponibili. So che bisogna stare all’erta,  qui gli estremi e gli eccessi sono all’ordine del giorno ma,  mi sento già un po’ a casa, rilassato e tranquillo.
Sono pronto a continuare, dovrò aspettare un po’ per il primo volo Cucuta/Bogota e quindi in serata il secondo Bogota/ Cartagena.
Mi sento bene, ho fatto colazione, devo solo aspettare il volo, scrivo qualcosa qui nell’attesa e controllo la posta.

Sono qui, Cucuta ore 10.30 locali, aspettando, tra alcune ore, il mio volo, il viaggio continua.


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