martedì 19 aprile 2011

turista per caso



E’ strano, abito qui già da tempo (perché è così che mi sento, come se mi fossi trasferito) ma non ho ancora fatto il turista. O meglio, sì sabato sono andato alle isole del Rosario che avevo già visto e ho approfittato per vedere “playa blanca” che proprio mi mancava ma niente di più, per il centro sono passato ma senza fermarmi ed è un vero peccato visto quanto è carino e caratteristico.
Oggi voglio proprio fare il turista; fino ad ora sono stato incredibilmente pieno di piccoli grandi impegni, ho incontrato persone e ho vissuto qualche piccola avventura (l’altra notte toccando l’apice recuperando una persona in difficoltà, che cosa pazza!) comunque ora esco di casa e mi avvio verso il centro.
Niente da dire, gli orari si sono proprio scombussolati, sono le 10 passate e solo ora, per strada, mi ricordo che non ho fatto colazione. Non ci capisco più niente, mangio quando ho fame ma senza regole e non con i tempi soliti. La colazione diventa il pranzo, la cena la colazione, un’altra volta “salto”, un’altra ancora raddoppio i pasti . . . insomma è il caos. Mi sono riproposto di regolarizzare almeno l’abitudine di fare tre pasti e non 5 o 2 come capita sempre più spesso e devo porre immediatamente rimedio.
Dall’altro lato della strada una insegna che promette di tutto un po’, dal desayuno (colazione), alla pizza, alla carne. Entro e mi accoglie un ragazzo con un accento poco spagnolo che pur essendo molto gentile mi pare un po’ affettato non come la gentilezza e la cortesia innata dei colombiani. Mi siedo e ordino una arepa e cafè con leche. Lo vedo proprio "diverso", sono sicuro che non è di qui, mentre armeggia per prepararmi la colazione mi guardo intorno e vedo che la TV trasmette …. “CAVOLI LA CLERICI CON LA PROVA DEL CUOCO!”.
Già avrei fatto fatica a non attaccare bottone ma l’occasione è talmente ghiotta che pongo immediatamente la domanda:
“de dónde eres?” e lui .... “Italia, Roma”
Perfetto! Rivelo il fatto di essere un connazionale e, mentre sto per iniziare con le mie solite domande, mi presenta sua madre . . . . “lui è lì solo per dare una mano per qualche tempo”.
L'avventuriera della famiglia è la signora più che cinquantenne! Un caso ancora più strano di quanto potessi immaginarmi, lei si siede al mio tavolo mentre mangio e mi pare contenta di rispondere ai miei quesiti e alle mie curiosità.
Anzitutto scopro di essermi perso il principio d’incendio che solo un paio d’ore prima, per un cortocircuito all’impianto dell'aria condizionata, aveva messo in grave pericolo il locale e di come per spegnerlo fosse ricorsa a un estintore in prestito da un vicino, visto che il suo non lo trovava (certe cose penso succedano solo qui) poi rispondendo ai miei quesiti inizia a raccontarmi la sua storia.
Io sono in Colombia per una serie di casualità pazzesche ma la signora non è da meno. Mi racconta che tutto iniziò quando si trovava in vacanza in non so bene quale località del centroamerica dove conobbe un personaggio che la invitò per tentare un business qui a Cartagena avviando un Casinò. Di persone sognatrici e incoscienti pare ce ne siano parecchie e la signora si buttò nell’affare per scoprire che il budget iniziale era sicuramente insufficiente costringendola ad impegnarsi finanziariamente in poco tempo per una cifra veramente elevata.
Oddio lei mi parla di più di un milione di euro, so benissimo che da queste parti gli italiani non sono come in Venezuela, qui sono arrivati avventurieri truffatori gente di malaffare o altri personaggi ambigui (per questo la fama degli italiani qui è parecchio deteriorata) e per questo la ascolto ma sempre “facendo a mezzo” delle sue dichiarazioni i "contaballe" sono una cosa molto comune. Poi fa un po’ di confusione parlando della moneta, si esprime un po’ in pesos, un po’ in lire ed un po’ in euro. Comunque mi racconta del suo errore e di come partita dall’Italia con tutto, lavorando per la politica, facendo i suoi fine settimana a Parigi che trovava tanto Bohemiene si fosse trovata a vivere a Cartagena e dopo l’avventura del Casinò, ed essere riuscita a venderlo, avesse compiuto l’errore fatale; ovvero quello di comprare oltre il locale dove sto facendo colazione alcuni appartamenti nello stesso palazzo arredandoli di gran lusso rendendoli difficilmente vendibili e non sufficientemente remunerativi per tentare di portare a casa il capitale.
Squilla il telefono, la signora comincia a raccontare con dovizia di particolari dell’incendio al nuovo interlocutore e mi devo rassegnare; pago al figlio la colazione ed esco, credo che domani ripasserò per sentire il finale della storia.
Il sole è a picco e più che il calore sono proprio i raggi solari ad infastidire. Per fortuna continuo ad utilizzare un protettore solare ma il sole pare bruciarmi ugualmente ad ogni passo.



Arrivo alle mura della città vecchia ed entro, mi voglio godere la città e ho alcune commissioni da fare.
Passo dal Portal de los dulces, un lungo portico pieno di strambe (ai miei occhi) golosità fatte con frutti esotici e strane combinazioni di ingredienti, bisogna che passi con un po’ più di calma e provi qualche assaggio. Quindi la Gobernacion affollata di gente, l'immancabile plaza Bolivar con il suo monumento equestre, il palazzo dell’inquisizione e la mia meta, la biblioteca.
Mi hanno chiesto di procurare un libro ma anche nella più fornita libreria (in realtà non tanto grande) non riescono ad aiutarmi e mi hanno consigliato di chiedere, so che puo’ sembrare una cosa incredibile, direttamente alla biblioteca che senz’altro lo possiede e potrebbe farne una fotocopia.
Mi pare impossibile, già mi immagino le risate che si potrebbero fare gli addetti davanti a una richiesta simile fatta da un italiano che parla uno spagnolo parecchio approssimativo ma, incredibile, mi danno udienza, mi cercano il libro e mi mandano da una persona che me lo fotocopierà per domani.
Costo del servizio per un libro di circa 350 pagine? 16.000 Pesos ovvero circa ..... MENO DI SETTE EURO!!! Ma c’è ancora qualcuno che mi vuole parlare di paese arretrato?? Non mi stupirei se domani lo trovassi anche con una copertina rilegata.



E’ ora di pranzo, entro in un locale il cui personale, così recita il cartello all'ingresso, parla anche italiano e tento di nascondermi tra gli avventori cercando di non farmi notare come “straniero”.
E’ un locale che ricorda molto le nostre osterie di un tempo, molto informale tanto che entrando mi propongono di condividere un tavolo. La mia solita fortuna e finisco a mangiare con una bellissima ragazza “morenita” (come si dice qui) a cui non mi sento di rovinare l’appetito con le mie solite domande.
Mi servono una zuppa come primo piatto nell'attesa venga preparato ciò che potrei chiedere e di secondo ordino della carne che mi viene servita con insalata e patatine fritte il tutto con uno splendida limonata fresca e dissetante preparata al momento. Mi domando perchè continuo ad ostinarmi a cucinare, il pasto completo mi costa 11.000 pesos, meno di 5 euro, bisogna che venga più spesso qui, almeno per la buona compagnia.

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